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maggio 19, 2006

Critica della ragione ulivista.

Primo – la ragione come rivelazione e non come processo dialettico

La struttura profonda che sta al di sotto questa forma di pensiero risiede in una visione del mondo e di posizionamento del tempo ben precisa, che può essere riassunta in “A questo punto della storia, del mondo, di quello che si sa, non si può che essere di sinistra”.

L’opinione che si qualifica di sinistra si installa dunque nell’orizzonte del mondo come l’unica possibile, e non è mai esclusa o modificata tramite un’opinione differente, ma sempre nel rapporto con l’orizzonte sociale e il mondo naturale. Possiamo definire questo fenomeno come quello di “naturalizzazione dell’opinione”, ovviamente di sinistra.

L’altra fonte del processo mentale di verità rivelata è la diffusione dell’accezione democristiana di dialogo (cfr. il capitolo di prossima pubblicazione: L’alterità come un villaggio provenzale), d’ora in poi definito il fenomeno del “dialogo centrista”. Si dà dialogo nel momento in cui tra due soggettività una di fronte all’altra che si costruiscono come tali nell’atto stesso di dialogare. Riconoscimento reciproco, fissazione dell’indentità grazie allo sguardo altrui, promessa di mantenimento di un ipse  ecc. Questo non vuol dire pacche sulla spalla, eh sì, io non ti voglio offendere, vedrai che ci mettiamo d’accordo. Il dialogo è la posizione vuota, quello che ci si mette dentro poi si vedrà. Non il contrario, dialoghiamo ma poi ognuno fa quel cavolo che gli pare e ci spernacchiamo e cerchiamo di fregarci. Ciò che ci interessa è che quindi il fenomeno del dialogo viene derubricato al “dialogo centrista” che si fa perché è giusto dialogare, ma che in realtà non provoca, e non ha alcuna intenzione di provocare, un cambiamento nell’interlocutore, o anche negli astanti (se si parla di programmi tv o altri prodotti mediali).

La naturalizzazione dell’opinione e il dialogo centrista combinati tra loro appunto creano quel mostro che è la negazione della natura processuale della ragione, con l’aggiunta che ci si aspetta una poco laica conversione da chiunque ascolti l’opinione illuminata che procede immediatamente dalla storia. Per esempio, l’affermazione “la scuola deve essere pubblica”, per quanto fondata, non viene mai esplicitata nelle premesse che la reggono, ma è una conclusione che solo in quanto enunciata deve convertire interlocutore e eventuali astanti. I quali non sono considerati come un “tu” dotato di opinione che potrebbe essere diversa, ma come qualcuno che non ci ha pensato abbastanza, che non ha capito quello che si sta dicendo (il problema di comunicazione) o che è in malafede, cioè che ha altri interessi, materiali, nel sostenere il contrario. Alla fine, si tratta di un’estensione indebita al dialogo della teoria ipodermica mediale (qualsiasi cosa passi nei media colpisce l’ascoltatore e cambia la sua opinione) abbinata a un concetto di verità assai zoppicante

Il problema di questo atteggiamento è che nel momento in cui ci si trova immersi nel reale e si trova un tu argomentante, questo interlocutore si fa forza appunto su delle argomentazioni contrarie, che vanno a costruire un processo retorico e di conoscenza che è infinitamente più efficace, non trova migliore soluzione che trincerarsi nello stupore della non accettazione di una così palese verità, dell’indignazione per l’imperfezione del mondo, puntando sulla reiterazione dell’affermazione sperando che essa illumini, per la sua stessa potenza, l’uditorio. L’unica conclusione, oltre a una sconfitta sul piano strategico, sta nell’approdo al dialogo centrista, che ognuno ha la sua opinione e se la tiene.  

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4 commenti
  1. Oh, le trasmissioni sono ricominciate! Era l’ora!

  2. Mi ero scordato di lanciare un sasso nello stagno: Umberto Eco e Dan Brown.
    Attendo fiducioso.

  3. anonimo permalink

    Il soggetto ulivista che dice la verità si comporta come un sé roccioso che per bontà sua ne fa partecipi pochi foprtunati che la possono ascoltare;nel dire la verità il soggetto ulivista non paga nessun prezzo, non si espone al gioco della verità, non si costituisce insieme all’altro (come sottolinei dici tu) ma piuttosto occupa sempre una posizione di difesa/aggressione preventiva.
    StefaniaAriosto

  4. anonimo permalink

    Occhei sul risultato del dialogo centrista. Mi piacerebbe indagarne la derivazione, però: le motivazioni dovute alla spettacolarizzazione del “dibattito” televisivo e all’impatto di immagine che i soggetti in esso ricercano (e quindi l’affondo teatrale conta più che le argomentazioni, che si fanno semplice contorno, e questo influisce retroattivamente sulla modalità di produzione delle argomentazioni); oltre a questo, e anche in rapporto a questo, il processo è però nato, secondo me, a destra, e precisamente col berlusconismo, di cui questo comportamento sarebbe, secondo me, una maldestra reazione.
    Scrivo sempre per me, dato che qui siamo fermi da un anno, mapperò…
    Ferr_sid

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