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maggio 17, 2006

Si sono presi anche la riproducibilità tecnica, maledetti. Adesso dicono che sieda accanto alla Juve di Omar Sivori e a Marylin

Penso che, nel giorno in cui il vero padre della televisione italiana è stato licenziato (e forse si può cominciare a sognare il cambiamento), l’incrocio tra

1) postmodernismo fuori tempo massimo

" Ho spesso pensato a come sarebbe stato utile, pazzescamente utile, uno come lui, dopo la guerra, quando tutto è saltato, e abbiamo iniziato a diventare quello che siamo adesso. E’ atroce il fatto che lui non abbia potuto conoscere la televisione, Elvis, l’Unione Sovietica, il registratore, il fast food, JFK, Hiroshima, il forno a microonde, l’aborto legalizzato, John Patrick McEnroe, le giacche di Armani, Spiderman, Papa Giovanni, e un sacco di altre cose. Ci pensate cosa avrebbe potuto farne, di un materiale del genere? Capace che ci spiegava tutto (sempre in modo un po’ mosso, questo è vero) con anni di anticipo. Lui era uno che nel 1963, per dire, avrebbe potuto profetizzare, senza neanche troppo sforzo, il reality show."

2) esibizione di saper andare nei posti giusti, anzi, miticissimi

 "Per me è sintetizzata in un’immagine, quasi un frame, un’occhiata come un lampo, che mi è accaduto di vivere, a tradimento, in una libreria a San Francisco. Anzi, a dirla tutta, era proprio la libreria di Ferlinghetti, la mitica City Lights."

o, ancora più mitico mitologico e ci metterei anche mitopoietico, visto che siamo eruditi

"Non so, io ormai mi commuovo anche a vedere Narnja, ma insomma, lì, nella libreria di Ferlinghetti, mi sono commosso. Topolino. C’è un frammento di Benjamin intitolato: Topolino."

3) la celebrazione della cultura come orpello (ma leggerli pareva brutto?)

"tavo lì a sfogliare libri, per il puro piacere di sfogliare, e a un certo punto casco sull’edizione inglese degli scritti di Benjamin. E’ una cosa immensa, in realtà, e lì ce n’erano giusto due volumi, a caso. Apro e sfoglio. Gli inglesi (come peraltro gli italiani) son venuti fuori dal gran casino delle sue carte decidendo di pubblicarne una selezione in ordine cronologico.

L’anno che avevo io in mano era il 1931. Sono andato a cercarmi l’indice, perché la sequenza dei titoli dei suoi scritti è già, di per sé, una lezione.
       
Critica della nuova oggettività       
Hofmannsthal e Aleco Dossena
Karl Kraus
La critica come disciplina fondamentale della storia letteraria
Lettere tedesche
Critica teologica
Tolgo la mia biblioteca dalle casse
Franz Kafka
Piccola storia della fotografia
Paul Valery
Leggevo e godevo abbastanza. La lista della spesa di un genio. Poi c’era scritto:       
Il terremoto di Lisbona.
Il carattere distruttivo.
Riflessioni sulla radio."

3) autoironia molto faticosa mischiata a tentativi parabolici e favolistici e paternalistici .

"Ogni tanto (e ci ricasco) mio figlio mi chiede: ma tra uno forte e uno intelligente, chi vince? E’ una buona domanda. Tra Rita Levi Montalcini e John Cena, chi vince? Di solito rispondo Rita Levi Montalcini, perché è la risposta politicamente corretta e io sono, come risulta dai settimanali, un buonista veltroniano. Ma ci tengo a sottolineare che quella volta no. In quella faccenda di Benjamin vinse il più forte. Lui era il più intelligente che ci fosse. E perse. Non c’è santo."

4) e sensazione che lui sappia qual è il linguaggio giusto per parlare ad un ammasso di deficienti che è il mondo escluso lui epochi altri

"Nel contesto di questo libro, c’è una cosa, di lui, che suona come la più importante. Non è facile da spiegare, quindi sedetevi, e se non potete sedervi, interrompete, e ripartite quando potete usare tutti i neuroni. Ecco: lui non cercava mai di capire cos’era il mondo, ma, sempre, cosa stava per diventare il mondo. Voglio dire che ad affascinarlo, nel presente, erano gli indizi delle mutazioni che, quel presente, avrebbero dissolto. Erano le trasformazioni, che lo interessavano: dei momenti in cui il mondo riposava su se stesso non gliene fregava niente."

credo che sia perlomeno un oltraggio

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2 commenti
  1. anonimo permalink

    Epperché, dove vogliamo mettere il troglodismo (uso di argomenti, previo trattamento di feticizzazione rapida, come clave)?
    *la magia della fotografia, o le pubblicità dei reggiseni, o la topografia di Parigi, o quel che la gente mangiava… (già, forse rientra nel punto 3, ma nelle pagine “culturali” prolifera tanto da meritare menzione e ripetizione)°°°°°°°°°°°°°°°°°ferrovieresiderale

  2. anonimo permalink

    Oh, non mi ero accorto, ma ‘sti caratteri danno un tono “high profile” che non ci si crede… mi sento un pò Baricco anch’io…

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